Gli Scavi di Pompei

Patrimonio dell'Umanità del 1997

Gli Scavi di Pompei

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Pompei fu fondata dagli Osci intorno all'VIII secolo a.C.
Questo borgo risentì degli influssi dei Greci, poi degli Etruschi ed infine dei Sanniti che fecero diventare Pompei una ricca città commerciale, con un porto e dal 300a.C. venne anche circondata da mura possenti.
Nel III secolo a.C. venne conquistata dai Romani e continuò il suo sviluppo di città commerciale, esportando olio e vino in tutto il Mediterraneo.
Con la costruzione del foro, del tempio di Giove, di Iside, della Basilica e di numerose case e ville residenziali ci fu anche un forte sviluppo urbanistico.
Sotto il dominio romano divenne prima municipium con una parziale indipendenza e poi a seguito della conquista da parte di Silla nell'89 a.C. colonia.
Nel 62 la zona venne colpita da un terremoto e subì notevoli danni e nel 79 mentre alcuni edifici erano ancora in fase di restauro, un'eruzione del Vesuvio seppellì la città cancellandola interamente.
Negli anni successivi non si ripopolò e rimase sepolta per quasi 1700 anni.
A partire dal 1748 si ebbero i primi scavi per volere di Carlo III di Borbone, ma furono abbandonati a causa dei pochi ritrovamenti.
Ripresero nel 1754 e nel 1763 per il ritrovamento di un'epigrafe, che parlava della Res Publica Pompeianorum, venne compreso che si trattava di Pompei.
Con Ferdinando IV, la moglie Maria Carolina e l'ingegnere Francesco La Vega parte della città venne riportata alla luce.
Gioacchino Murat, a capo del dominio francese, riportarono alla luce la cinta muraria e la zona di Porto Ercolano; inoltre la moglie Carolina volle pubblicare questa storia e fece crescere la fama di Pompei in tutta Europa.
Gli scavi ebbero un periodo si rallentarono con il ritorno dei Borbone a Napoli.
Dopo l'unità d'Italia e sotto la guida di Giuseppe Fiorelli si ripresero le indagini.
Tra il 1870 ed il 1885 fu pubblicata la prima mappa dell'intera area pompeiana.
Dagli anni sessanta furono necessari lavori di restauro, che rallentarono gli scavi; altro rallentamento fu a causa del terremoto dell'Irpinia nel 1980.
Nel 1997 questa area archeologica entrò a far parte del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e nel 2010 l'Unione Europea finanziò la salvaguardia degli scavi.
Ad oggi rappresentano una tappa obbligatoria per chi si reca in Campania, poichè racchiudono il fascino della storia e della tragedia umana.

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